Il Piccolo Principe

di

atto primo - Nel deserto

Pilota : Una volta, quando avevo sei anni, in un libro intitolato Vere storie della natura, vidi un disegno...Nel libro c'era scritto: "I boa ingoiano la loro preda tutta intera, senza masticarla". Dopo qualche tentativo, con una matita colorata riuscii a tracciare il mio primo disegno. Il mio disegno numero 1. Era così

Mostra il disegno del "cappello"

Mostrai il mio il mio capolavoro ai grandi e chiesi loro se il disegno li spaventasse. Ma mi risposero: "Spaventarsi? Perché mai ci si dovrebbe spaventare per un cappello? Il mio non era il disegno di un cappello. Era il disegno di un boa che digeriva un elefante. Ma poiché i grandi non erano in grado di capirlo, feci un altro disegno:il mio disegno numero 2

Mostra il disegno del boa con dentro l'elefante.

I grandi non capiscono mai niente da soli, e i bambini si stancano a spiegar loro le cose continuamente...E così decisi di non fare il pittore. Passarono gli anni...scelsi un altra professione...e imparai a pilotare gli aeroplani. Nella mia vita, ho vissuto a lungo in mezzo ai grandi. Quando ne incontravo uno che mi sembrava di mente aperta, tentavo l'esperimento di mostrargli il mio disegno numero 1. Così facendo cercavo di scoprire se fosse una persona davvero intelligente. Ma chiunque fosse, uomo o donna, diceva sempre: "E' un cappello."

Così ho trascorso la mia vita solo, senza nessuno con cui poter davvero parlare, finché ho avuto un incidente con il mio aeroplano e ora sono qui, nel deserto del Sahara. Qualcosa si è rotto nel motore, ho acqua da bere soltanto per una settimana e sono molto stanco.

Il pilota si stende e si addormanta. Entra il piccolo Principe .

Piccolo Principe: Mi disegni, per favore, una pecora?

Il pilota si tira su

Pilota: Che cosa?

Piccolo Principe: Disegnami una pecora!

Pilota: Ma...che cosa fai qui?

Piccolo Principe: Per piacere, disegnami una pecora.

Pilota: Non so disegnare molto bene.

Piccolo Principe: Non importa, disegnami, una pecora...

Pilota: Ma non ho mai disegnato una pecora.

Il pilota comincia a disegnare e poi mostra il disegno numero 1.

Piccolo Principe: Non voglio un elefante dentro un boa. Dove vivo io è tutto molto piccolo. Ho bisogno di una pecora. Disegnami una pecora.

Il pilota disegna e poi mostra la prima pecora

Piccolo Principe: No! Questa pecora è già piuttosto malaticcia. Fammene un'altra.

Il pilota disegna e poi mostra la seconda pecora

Piccolo Principe: Lo puoi vedere da te che questa non è una pecora. Questo è un ariete. Ha le corna.

Il pilota disegna e poi mostra la terza pecora

Piccolo Principe: Questa è troppo vecchia. Voglio una pecora che possa vivere a lungo...

Il pilota disegna e poi mostra il suo lavoro

Pilota: Questa è soltanto la sua scatola, la pecora è dentro..

Piccolo Principe: Questo è proprio quello che volevo! Pensi che questa pecora dovrà avere molta erba?

Pilota: Perchè?

Piccolo Principe: Perché dove vivo io è tutto molto piccolo...

Pilota: Ci sarà certo abbastanza erba per lei. E' molto piccola la pecora che ti ho dato

Piccolo Principe (indicando l'aereo) : Che cos'è quest'oggetto?

Pilota: Non è un oggetto. Vola. E' un aeroplano. E' il mio aeroplano.

Piccolo Principe: Come? Sei caduto dal cielo?

Pilota: Sì.

Piccolo Principe: Oh! Questa è buffa. Allora anche tu vieni dal cielo. Qual'è il tuo pianeta?

Pilota: Vieni dunque da un altro pianeta? Ometto da dove vieni? Che cos'è quel "dove vivo io" di cui parli? Dove vuoi portare la tua pecora?.

Piccolo Principe: Dove vivo io è tutto così piccolo...Dritto davanti a se nessuno può andare lontano...

Pilota: Ho serie ragioni di pensare che tu arrivi dal pianeta B612, piccolissimo...poco più grande di una casa

Piccolo Principe: Mi piacciono tanto i tramonti. Su, andiamo a vedere un tramonto adesso!

Pilota: Bisogna aspettare l'ora del tramonto.

Piccolo Principe: Penso sempre di essere a casa! Un giorno ho visto tramontare il sole quarantaquattro volte...Sai si amano i tramonti quando si è così tristi! Una pecora...mangia i fiori?

Pilota: Una pecora mangia tutto quello che trova intorno a se.

Piccolo Principe: Anche i fiori che hanno le spine?

Pilota: Sì! Anche i fiori che hanno le spine.

Piccolo Principe: E allora le spine a cosa servono? Le spine...a che cosa servono?

Pilota: Le spine non servono a nulla. I fiori le hanno solo per dispetto!

Piccolo Principe: Oh! Non ti credo! I fiori sono deboli creature. Si rassicurano come possono. Sono convinti che le loro spine costituiscano armi terribili.

Il pilota riprende a riparare l'aereo.

Piccolo Principe: E tu credi davvero che i fiori...

Pilota:  Oh No! No, no, no! Io non credo un bel niente. Ti ho risposto con la prima cosa che mi è venuta in mente. Non vedi? Sono impegnato in cose importanti!

Piccolo Principe: Cose importanti! Parli proprio come i grandi! Tu mescoli tutto! Tu confondi tutto! Da milioni di anni i fiori si fanno crescere le spine. Da milioni di anni le pecore se li mangiano ugualmente. E non è una cosa importante cercare di capire perché i fiori si affannino tanto a farsi crescere le spine che non sono loro di alcuna utilità? Non è importante la guerra tra pecore e fiori?

Pilota (interrompe il lavoro e si avvicina al piccolo Principe): Il fiore che tu ami non è in pericolo. Disegnerò una museruola per la tua pecora.

Poco a poco la luce si abbassa ed il sipario si chiude

atto secondo - La rosa

Si apre il sipario e sulla scena c'è la rosa. Entra piano il Piccolo Principe

Rosa: Ah! Sono ancora un po' assonnato. Ti prego di scusarmi. I miei petali sono ancora tutti arruffati...

Piccolo Principe: Oh, Come sei bello!

Rosa: Vero! E sono nato nello stesso momento del sole. Credo che sia l'ora della colazione, se fossi così gentile da provvedere alle mie esigenze...

Il piccolo principe prende un annaffiatoio.

Rosa: Ora vengano pure le tigri con i loro artigli!

Piccolo Principe: Ma non ci sono tigri sul mio pianeta. E comunque le tigri non mangiano le erbacce.

Rosa: Io non sono un erbaccia!

Piccolo Principe: Scusami, ti prego!

Rosa: Non ho affatto paura delle tigri, ma ho orrore delle correnti d'aria. Di notte voglio che tu mi metta sotto una campana di vetro. Fa molto freddo qui da te...E la campana di vetro?

Piccolo Principe: Stavo proprio per andare a cercarla, ma tu mi parlavi.

Poco a poco la luce si abbassa fino a buio, la rosa esce di scena , voce fuori scena.

Piccolo Principe: Non avrei dovuto dargli retta. Non si dovrebbe mai dare retta ai fiori. Si dovrebbe semplicemente guardarli e aspirare la loro fragranza. Il mio profumava tutto il pianeta. Ma non sapevo come godere di tutta la sua grazia. La storia degli artigli, che mi aveva tanto turbato, avrebbe soltanto dovuto riempirmi il cuore di tenerezza e di pietà. Il fatto è che non ho saputo capire nulla! Avrei dovuto giudicare dai fatti non dalle parole. Mi avvolgeva con la sua fragranza e il suo fulgore. Non sarei mai dovuto correr via da lui...ma ero troppo giovane per saperlo amare.

Torna la luce e sulla scena c'è il Re

Re: Ah! Ecco un suddito! Avvicinati che ti possa vedere meglio

Piccolo Principe: Sire, scusatemi se vi rivolgo una domanda.

Re: Ti ordino di rivolgermi una domanda.

Piccolo Principe: Sire,...su che cosa regnate?

Re: Su tutto.

Piccolo Principe: E le stelle vi ubbidiscono?

Re: Certamente. Mi ubbidiscono subito. Non permetto l'insubordinazione.

Piccolo Principe: vorrei tanto vedere un tramonto...fatemi questa gentilezza...Ordinate al sole di tramontare...

Re: Se ordinassi a un generale di volare da un fiore all'altro come una farfalla, o di scrivere una tragedia, o di tramutarsi in un uccello marino, e se il generale non eseguisse l'ordine ricevuto, chi di noi sarebbe in errore? Il generale o io?

Piccolo Principe: Voi.

Re: Esatto. Bisogna esigere da ciascuno quello che ciascuno può dare. Ho il diritto di esigere ubbidienza perché i miei ordini sono ragionevoli.

Piccolo Principe: E allora, il mio tramonto?

Re: Avrai il tuo tramonto. Lo ordinerò. Ma conformemente alla mia arte di governo, aspetterò che le condizioni siano favorevoli.

Piccolo Principe: Quando lo saranno?

Re: Ehm, ehm! Sarà verso...verso...sarà questa sera verso le sette e quaranta. E vedrai come sarò obbedito a puntino!

Piccolo Principe: Non ho più niente da fare qui. Quindi mi rimetterò in viaggio.

Re: Non andartene! Non andartene! Ti nominerò ministro!

Piccolo Principe: Ministro di che?

Re: Ministro della ...giustizia!

Piccolo Principe: Ma qui non c'è nessuno da giudicare!

Re: Allora giudicherai te stesso. E' la cosa più difficile. E' molto più difficile giudicare se stessi che gli altri. Se riesci a giudicarti nella maniera giusta allora sei un uomo in possesso della vera saggezza.

Piccolo Principe: Sì, ma io posso giudicarmi ovunque. Non ho bisogno di vivere su questo pianeta. E adesso penso proprio che ne andrò.

Re: No...ti prego...no!

Piccolo Principe: Se vostra maestà desidera essere ubbidito prontamente, dovrebbe darmi un ordine ragionevole. Dovrebbe ordinarmi, per esempio, di partire prima che sia trascorso un minuto. Mi sembra che le condizioni siano favorevoli...

il piccolo principe fa per andarsene.

Re: Ti nomino ambasciatore!

Piccolo Principe (andandosene): Sono ben strani i grandi.

Poco a poco la luce si abbassa fino a buio, il Re esce , torna la luce ed entra un ubriaco. dopo entra il Piccolo Principe.

Piccolo Principe: Che cosa fai?

Ubriacone: Bevo.

Piccolo Principe: Perché bevi?

Ubriacone: Per poter dimenticare.

Piccolo Principe: Dimenticare cosa?

Ubriacone: Dimenticare che mi vergogno.

Piccolo Principe: Che ti vergogni di cosa?

Ubriacone: Che mi vergogno di bere!

Piccolo Principe (andandosene): I grandi sono davvero molto, molto bizzarri.

Poco a poco la luce si abbassa fino a buio, l' ubriacone esce , voce fuori scena.

Piccolo Principe: Dopo aver visitato il pianeta dell'ubriacone, arrivai su un altro pianeta, che apparteneva ad un uomo d'affari.

Torna la luce e sulla scena c'è il Re

Uomo d'Affari: Tre più due fa cinque. Cinque più sette fa dodici. Dodici più tre fa quindici. Buongiorno. Quindici più sette fa ventidue. Ventidue più sei fa ventotto. Non ho tempo per riaccenderla. Ventisei più cinque fa trentuno. Tò! Allora fa cinquecentounmilionoseicentoventiduemilasettecentotrentuno.

Piccolo Principe: Cinquecento milioni di che?

Uomo d'Affari: Ah? Sei sempre lì? Ho talmente da fare! Sono impegnato in cose importanti.

Piccolo Principe: Cinquecento milioni di che?

Uomo d'Affari: Sono cinquantaquattro anni che abito in questo pianeta e sono stato disturbato soltanto tre volte. La prima ventidue anni fa, quando un'oca stordita cadde qui chissà da dove. La seconda volta undici anni fa, sono stato disturbato da un attacco di reumatismi...ci siamo! Stavo dicendo, cinquecentounomilioni...

Piccolo Principe: Milioni di che?

Uomo d'Affari: Milioni di quei piccoli oggetti che si vedono talvolta in cielo.

Piccolo Principe: Mosche?

Uomo d'Affari: Oh no, piccoli oggetti che brillano che fanno fantasticare i poltroni. Quanto a me sono impegnato in cose importanti.

Piccolo Principe: Ah! Le stelle? E cosa te ne fai con cinquecento milioni di stelle?

Uomo d'Affari: Cinquecentounmilionoseicentoventiduemilasettecentotrentuno.

Piccolo Principe: Che cosa ci fai?

Uomo d'Affari: Niente.  Le possiedo

Piccolo Principe: Tu possiedi le stelle...ma ho già visto un re...

Uomo d'Affari: I re non possiedono, regnano su qualcosa.

Piccolo Principe: E a che ti serve possedere le stelle?

Uomo d'Affari: Serve a rendermi ricco

Piccolo Principe: E a che ti serve essere ricco?

Uomo d'Affari: A comprare altre stelle.

Piccolo Principe: Come è possibile che si possiedano le stelle?

Uomo d'Affari: A chi appartengono?

 

 

 

piccolo principe:

Non lo so. A nessuno.

uomo d'affari:

Allora appartengono a me perché sono stato il primo a pensarci.

piccolo principe:

Sì, questo e vero. E che te ne fai?

uomo d'affari:

Le amministro. le conto e le riconto. E' una cosa difficile, ma io sono naturalmente portato.

piccolo principe:

Se possedessi un fiore potrei coglierlo e portarlo via con me. Ma non puoi cogliere le stelle del cielo...

uomo d'affari:

No, ma posso depositarle in banca. Scrivo il numero delle mie stelle su un pezzetto di carta che poi chiudo a chiave in un cassetto.

piccolo principe:

Ed è tutto qui?

uomo d'affari:

E' sufficiente.

piccolo principe:

E' divertente. Ma è di scarsa importanza. Io stesso possiedo un fiore che annaffio ogni giorno. Possiedo tre vulcani che pulisco ogni settimana. E' di qualche utilità per i miei vulcani e per il mio fiore che io li possegga. Tu non sei affatto utile alle stelle.

narratore:

L'uomo d'affari aprì la bocca ma non trovò niente da dire in risposta. E il piccolo principe se ne andò.

Il Lampionaio

narratore:

il pianeta seguente era molto strano...

piccolo principe:

Buongiorno. Perché hai spento il tuo lampione?

lampionaio:

Questi sono gli ordini. Che io spenga il mio lampione. Buona sera.

piccolo principe:

Ma perché lo hai riacceso adesso?

lampionaio:

Questi sono gli ordini. Buon giorno.

piccolo principe:

Non capisco.

lampionaio:

Faccio un mestiere terribile. Una volta era ragionevole. Spegnevo il lampione al mattino e lo riaccendevo alla sera. Avevo il resto del giorno per riposarmi e il resto della notte per dormire.

piccolo principe:

E in seguito gli ordini sono stati cambiati?

Lampionaio:

Gli ordini non sono stati cambiati. E' proprio questa la tragedia! Il pianeta di anno in anno ha girato più in fretta e gli ordini non sono cambiati! Ogni minuto devo accendere e spegnere il mio lampione!

piccolo principe:

E' buffo! Da te un giorno dura soltanto un minuto!

lampionaio:

Non è buffo per niente! Ti rendi conto che stiamo parlando da un mese? Trenta minuti. Trenta giorni. Buona sera.

piccolo principe:

Sai...posso insegnarti un modo per riposarti quando vuoi...il tuo pianeta è talmente piccolo che in tre passi ne puoi fare il giro. Per rimanere al sole non devi far altro che percorrerlo piuttosto lentamente.Il giorno durerà a tuo piacimento.

lampionaio:

Non mi serve a molto. L'unica cosa che mi piace nella vita è dormire.

piccolo principe:

allora sei sfortunato.

lampionaio:

Sì, sono sfortunato. Buongiorno.

Il piccolo principe fa per andarsene

piccolo principe:

Quell'uomo verrebbe disprezzato da tutti gli altri. Tuttavia è l'unico che non mi sembri ridicolo. Forse perché si occupa di altro oltre che di se stesso.

Il Serpente

 

narratore:

Quando il piccolo principe arrivò sulla Terra fu molto sorpreso di non vedere nessuno. Cominciava a temere di essere arrivato sul pianeta sbagliato quando una spira dorata dai riflessi lunari passò come un lampo nella sabbia.

piccolo principe:

Buona sera.

serpente:

Buona sera.

piccolo principe:

Su quale pianeta sono sceso

serpente:

Sulla terra in Africa.

piccolo principe:

Ah! Allora non c'è nessuno sulla terra?

serpente:

Questo è il deserto. Non c'è nessuno nel deserto. La terra è grande.

piccolo principe:

Mi chiedo se le stelle risplendano in cielo perché ognuno di noi possa un giorno trovare la propria...Guarda il mio pianeta. E'esattamente sopra di noi. Ma com'è lontano!

serpente:

E' bello. Che cosa ti ha portato qui?

piccolo principe:

Ho avuto qualche difficoltà con un fiore.

serpente:

Ah!

piccolo principe:

Sei un buffo animale. Non sei più grosso di un dito...

serpente:

Ma sono più potente di un dito di un re.

piccolo principe:

Non sembri molto potente. Non hai neppure le zampe. Non puoi neanche viaggiare...

serpente:

Posso trasportarti più lontano di una nave. Rimando chiunque io tocchi alla terra da cui è venuto. Ma tu sei innocente e vero e vieni da una stella...Potrò aiutarti, un giorno, se avrai troppa nostalgia del tuo pianeta. Io posso...

piccolo principe:

Oh! Ti capisco benissimo: Ma perché parli sempre per enigmi?

serpente:

Li risolvo tutti.

Il piccolo principe fa per andarsene e sbuca una volpe.

La Volpe

 

volpe:

Buongiorno.

piccolo principe:

Buongiorno. Chi sei? Sei molto carina,

volpe:

Sono una volpe.

piccolo principe:

Vieni a giocare con me. Sono così infelice.

volpe:

Non posso giocare con te, non sono addomesticata.

piccolo principe:

Che cosa vuol dire "addomesticare"?

volpe:

E' una azione trascurata troppo spesso. Vuol dire stabilire legami. Se tu mi addomestichi, allora avremo bisogno l'una dell'altro. Per me sarai unico al mondo. Per te sarò unica al mondo...

piccolo principe:

Comincio a capire. C'è un fiore...Credo mi abbia addomesticato...

volpe:

Ti prego...addomesticami.

piccolo principe:

Più che volentieri. Ma non ho molto tempo. Devo trovare amici e capire molte cose.

volpe:

Si conoscono soltanto le cose che si addomesticano. Se vuoi un amico addomesticami...

piccolo principe:

Che cosa devo fare per addomesticarti?

volpe:

Devi essere molto paziente. Per prima cosa ti siederai a breve distanza da me, così, sull'erba: Ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono fonte di malintesi. Ma ogni giorno ti siederai un po' più vicino a me...e ti regalerò un segreto.

narratore:

Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando si avvicinò l'ora della partenza...

piccolo principe:

Addio.

volpe:

Addio. Ed ecco il mio segreto, un segreto semplicissimo: si vede bene soltanto con il cuore. L'essenziale è invisibile agli occhi.

piccolo principe:

L'essenziale è invisibile agli occhi.

volpe:

E' il tempo che hai perduto per la tua rosa che la rende così importante. Gli uomini hanno dimenticato questa verità, ma tu non la devi dimenticare. Diventi per sempre responsabile di quello che hai addomesticato. Sei responsabile della tua rosa...

piccolo principe:

Sono responsabile della mia rosa...

Il piccolo principe fa per andarsene verso una ferrovia.

Il Controllore

controllore:

Buona sera.

piccolo principe:

Che cosa fai?

Gente che passa.

controllore:

Smisto i viaggiatori in mucchi di mille. Mando via i treni che li trasportano.

piccolo principe:

Hanno una gran fretta. Che cosa cercano?

controllore:

Neppure il macchinista lo sa.

Gente che passa.

piccolo principe:

Sono già di ritorno?

controllore:

Non sono gli stessi. E' uno scambio.

piccolo principe:

Non erano soddisfatti là dove si trovavano?

controllore:

Non si è mai soddisfatti di dove ci si trova.

piccolo principe:

Stanno inseguendo i primi viaggiatori?

controllore:

Non stanno inseguendo nulla.

piccolo principe:

Solo i bambini sanno quello che cercano. Perdono tempo con una bambola di pezza che diventa importantissima per loro; e se qualcuno gliela porta via si mettono a piangere...

 

Il Piccolo Principe fa per andarsene.

controllore:

Sono fortunati.

Nel deserto, finale.

 

narratore:

Erano già passati otto giorni dal mio incidente nel deserto.

pilota:

I tuoi ricordi sono molto interessanti, ma io non sono ancora riuscito a riparare il mio aeroplano; non ho più niente da bere...

piccolo principe:

Anch'io ho sete. Cerchiamo un pozzo.

pilota:

Allora hai sete anche tu?

piccolo principe:

L'acqua può far bene anche al cuore...

...

Camminando.

piccolo principe:

Le stelle sono belle grazie a un fiore che non si può vedere.

pilota:

Sì, proprio così.

piccolo principe:

Ciò che rende bello il deserto è che nasconde un pozzo un pozzo da qualche parte...

           

Escono.

narratore:

E così continuando a camminare, scoprii il pozzo allo spuntar del giorno.

L'acqua era ben diversa da un comune alimento. La sua dolcezza era nata dalla marcia sotto le stelle, dal canto della carrucola, dallo sforzo della mie braccia. Faceva bene al cuore come un dono.

Rientrano.

piccolo principe:

Da te gli uomini fanno crescere cinquemila rose nello stesso giardino...e non vi trovano quello che cercano. Eppure quello che cercano lo potrebbero trovare in una sola rosa o in un po' d'acqua.

pilota:

Sì, è vero.

piccolo principe:

Ma gli occhi non lo vedono. Bisogna guardare con il cuore...Devi mantenere la tua promessa?

pilota:

Quale promessa?

piccolo principe:

Sai...una museruola per la mia pecora...sono responsabile di quel fiore.

pilota (disegnando):

Hai progetti che ignoro.

piccolo principe:

Sai, la mia discesa sulla terra...domani sarà l'anniversario. Ero sceso qui vicino...Adesso devi lavorare. Devi ritornare al tuo motore. Ti aspetterò qui. Ritorna domani sera.

Escono.

narratore:

Ma non ero rassicurato. Mi ricordavo della volpe. Si corre il rischio di piangere un po' se ci si lascia addomesticare...

Il pilota al lavoro, il Piccolo Principe torna.

piccolo principe:

Sono contento che tu abbia scoperto cosa non andava nel tuo motore. Adesso puoi tornare a casa.

pilota:

Come lo sai?

piccolo principe:

Anch'io, oggi, torno a casa. E' molto lontano...è molto più difficile.

pilota:

Ho la tua pecora. E ho la scatola della pecora. E ho la museruola...

Gli porge i disegni. Silenzio.

piccolo principe:

La notte guarderai le stelle. E' troppo piccolo da me perché ti possa mostrare la dove si trova la mia stella. E' meglio così. La mia stella sarà per te una delle tante. E allora ti piacerà guardare tutte le stelle del cielo...Saranno tutte tue amiche.

E poi ti voglio fare un regalo...Tu, solo tu, avrai delle stelle come nessun altro. Io vivrò in una delle stelle. In una di esse riderò. E quando guarderai il cielo notturno sarà come se tutte le stelle stessero ridendo...Tu, tu solo, avrai delle stelle che sanno ridere...

Ride. Poi serio.

Stanotte, sai, non venire.

pilota:

Non ti lascerò.

piccolo principe:

Sembrerà che io stia soffrendo. Sembrerà un po' che io stia morendo. E' così. Non venire a vedere. Non ne vale la pena.

Il Piccolo Principe se ne va.

 

narratore:

Quella notte non lo vidi mettersi in cammino. Si era dileguato senza far rumore.

Non gridò. Cadde dolcemente come cade un albero. La sabbia attutì completamente il rumore della caduta.

Ormai sono già passati sei anni...Finora non ho mai raccontato questa storia.

Di notte mi piace ascoltare le stelle. Sono come cinquecento milioni di campanellini. Ma mi viene in mente una cosa...Quando ho disegnato la museruola per il Piccolo Principe, ho dimenticato di aggiungere la correggia di cuoio. Perciò adesso continuo a chiedermi: cosa starà succedendo sul suo pianeta? Forse la pecora ha mangiato il fiore...

E' tutto un gran mistero. Perciò voi pure che amate il Piccolo principe, e per me, nulla nell'universo può essere lo stesso se in qualche luogo, non si sa dove, una pecora che non abbiamo mai visto ha -chissà?- mangiato una rosa...Guardate il cielo e domandatevi: chissà? La pecora ha mangiato il fiore? E vedrete come tutto cambia...E nessun adulto capirà mai che è una cosa della massima importanza!

Chiude il diario.Si alza. Dietro il deserto.

narratore (a memoria):

Questo è per me il paesaggio più bello e triste del mondo. E' qui che il Piccolo Principe è apparso sulla terra e poi è sparito. Guardatelo attentamente per essere sicuri di riconoscerlo nel caso un giorno facciate un viaggio nel deserto africano. E se  doveste capitare in questo punto, vi prego, non tirate dritto. Aspettate un po' proprio sotto la stella. Allora, se appare un ometto che ride, che ha i capelli d'oro e che rifiuta di rispondere alle domande, sapete chi è. Ebbene, siate gentili! Non lasciatemi così triste: scrivetemi subito che è ritornato...

Fine.