Ultima modifica: 10 Agosto 2015
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Alla scoperta dell’altro: l’amicizia

In quel momento apparve la volpe.

“Buon giorno”, disse la volpe.

“Buon giorno”, rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.

“Sono qui”, disse la voce, “sotto al melo…”

“Chi sei?” domandò il piccolo principe, “sei molto carino…”

“Sono una volpe”, disse la volpe.

“Vieni a giocare con me”, le propose il piccolo principe, sono così triste…”

“Non posso giocare con te”, disse la volpe, “non sono addomestica”.

“Ah! scusa”, fece il piccolo principe. Ma dopo un momento di riflessione soggiunse: “Che cosa vuol dire “addomesticare”?”

“Non sei di queste parti, tu”, disse la volpe, “che cosa cerchi?”

“Cerco gli uomini”, disse il piccolo principe.

“Che cosa vuol dire “addomesticare”?”

“Gli uomini” disse la volpe, “hanno dei fucili e cacciano. È molto noioso! Allevano anche delle galline. È il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?”

“No”, disse il piccolo principe. “Cerco degli amici. Che cosa vuol dire “addomesticare”?”

“È una cosa da molto dimenticata. Vuol dire “creare dei legami”…”

“Creare dei legami?”

“Certo”, disse la volpe. “Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l’uno dell’altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo”.

“Comincio a capire” disse il piccolo principe. “C’è un fiore… credo che mi abbia addomesticato…”

“È possibile”, disse la volpe. “Capita di tutto sulla Terra…”

“Oh! non è sulla Terra”, disse il piccolo principe.

La volpe sembrò perplessa: “Su un altro pianeta?”

“Sì”.

“Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?”

“No”.

“Questo mi interessa. E delle galline?”

“No”.

“Non c’è niente di perfetto”, sospirò la volpe. Ma la volpe ritornò alla sua idea: “La mia vita è monotona. Io dò la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sarà diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi farà uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, dei campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me è inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell’oro. Allora sarà meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che è dorato, mi farà pensare a te. E amerò il rumore del vento nel grano…”

La volpe tacque e guardò a lungo il piccolo principe: “Per favore… addomesticami”, disse.

“Volentieri”, disse il piccolo principe, “ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose”.

“Non ci conoscono che le cose che si addomesticano”, disse la volpe. “Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!”

“Che cosa bisogna fare?” domandò il piccolo principe.

“Bisogna essere molto pazienti”, rispose la volpe. “In principio tu ti sederai un pò lontano da me, così, nell’erba. Io ti guarderò con la coda dell’occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un pò più vicino…”

Il piccolo principe ritornò l’indomani.

“Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora”, disse la volpe. “Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell’ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore… Ci vogliono i riti”.

“Che cos’è un rito?” disse il piccolo principe.

“Anche questa è una cosa da tempo dimenticata”, disse la volpe. “È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un’ora dalle altre ore. C’è un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedì ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedì è un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza”.

Così il piccolo principe addomesticò la volpe. E quando l’ora della partenza fu vicina: “Ah!” disse la volpe, “… piangerò”.

“La colpa è tua”, disse il piccolo principe, “io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi…”

“È vero”, disse la volpe.

“Ma piangerai!” disse il piccolo principe.

“È certo”, disse la volpe.

“Ma allora che ci guadagni?”

“Ci guadagno”, disse la volpe, “il colore del grano”. Poi soggiunse: “Và a rivedere le rose. Capirai che la tua è unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalerò un segreto”.

Il piccolo principe se ne andò a rivedere le rose.

“Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente”, disse. “Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora è per me unica al mondo”.

E le rose erano a disagio.

“Voi siete belle, ma siete vuote”, disse ancora. “Non si può morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, è più importante di tutte voi, perché è lei che ho innaffiata. Perché è lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perché è lei che ho riparata col paravento. Perché su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perché è lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perché è la mia rosa”.

E ritornò dalla volpe.

“Addio”, disse.

“Addio”, disse la volpe. “Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi”.

“L’essenziale è invisibile agli occhi”, ripetè il piccolo principe, per ricordarselo.

“È il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa così importante”.

“È il tempo che ho perduto per la mia rosa…” sussurrò il piccolo principe per ricordarselo.

“Gli uomini hanno dimenticato questa verità. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa…”

“Io sono responsabile della mia rosa…” ripetè il piccolo principe per ricordarselo.

Proposte di lavoro: LEGGERE E COMPRENDERE

Leggere il brano tratto dal Piccolo Principe a 3 voci, drammatizzandolo.

Rispondi:

Cosa vuol dire “addomesticare”?

Perché, secondo te, vale la pena di addomesticare se poi, quando occorre separarsi, si piange?

Tu hai mai “addomesticato” qualcuno?

Spiega con parole tue le frasi “L’essenziale è invisibile agli occhi” e “Non si vede bene che col cuore”

Proposte di lavoro: RIFLETTERE

Scrivi le prime 10 parole che ti vengono in mente, per associazione di idee, con la parola AMICO.

Hai degli amici?

Ti trovi spesso con loro? In quali occasioni?

Cosa fate quando siete insieme?

In casa vengono spesso i tuoi amici? Perché?

Preferisci andare tu da loro? Perché?

Hai sempre gli stessi amici o preferisci cambiare? Perché?

Come manifesti loro la tua amicizia?

Cosa è per te un amico?

AMICO…

Ci conosciamo da poco,

inauguriamo la parola amico.

Amico è un sorriso

di bocca in bocca

uno sguardo pulito

una casa, anche modesta, che si offre

un cuore pronto a èpulsare

nella nostra mano.

Amico è una grande impresa

un lavoro senza fine;

amico sarà una gran festa, lo è già.

A. O’ Neill

CAMMINARE INSIEME

Tenendosi per mano, attraversano la via

il ragazzo nero e il bianco,

il dorato splendore del giorno,

l’orgoglio scuro della notte.

Dalle finestre socchiuse la gente negra guarda

e qui la gente bianca mormora,

indignata per questi due che osano

camminare insieme.

Ignari di sguardi e di parole

essi camminano….

C. Cullen

Proposte di lavoro: LEGGERE, RIFLETTERE e SCRIVERE

Leggi bene le due poesie.

Scegline una, imparala a memoria, spiegala bene con le tue parole.

Dettato

L’AMICIZIA E’ FATTA DI PICCOLE COSE

Talvolta noi crediamo che l’amicizia sia fatta di grandi cose. Essa, invece, è fatta anche di piccole cose: uno sguardo, un sorriso, una stretta di mano, una parola di comprensione, ma soprattutto di capacità di rinuncia al proprio egoismo.

L’egoismo ci allontana, ci isola dagli altri e rende la nostra vita arida e deserta.

Dettato

SOCRATE E GLI AMICI

Molti gli amici, l’amicizia rara.

Socrate s’era fatto una casa così piccola che qualcuno del popolo gli chiese:

– Come può un uomo della tua grandezza star pago di sì piccola dimora?

– Oh, piaccia al cielo, – gli rispose Socrate – che la possa colmar di amici veri!

Proposte di lavoro: RIFLESSIONE LINGUISTICA

Sottolinea di rosso i nomi, di verde gli aggettivi, di giallo gli articoli, di blu i verbi e di viola i pronomi

Proposte di lavoro: LEGGERE E COMPRENDERE

Cosa vuole dire “star pago”?

Socrate crede che sia possibile avere molti amici veri? Tu cosa ne pensi?

PROVERBI E MODI DI DIRE

Chi trova un amico trova un tesoro.

Il falso amico è come la nostra ombra…ci segue solo fino al tramonto…

Nella vita l’amico è come l’acqua nel deserto…

L’amicizia non è guardarsi a vicenda, ma è guardare insieme nella stessa direzione.

L’amico non è conosciuto sin quando non è perduto

Patti chiari e amicizia lunga.

Al bisogno si conosce l’amico.

Amici per la pelle.

Tutti per uno, uno per tutti.

Gli amici sono come i quattrini: più ne hai e meglio è.

Il vero amico entra quando tutti sono usciti.

Tutti cercano un amico, ma nessuno si preoccupa di esserlo.

AI BAMBINI

DI TUTTO IL MONDO

Se sai sorridere alla vita,

se sei simpatico e chiacchierone,

se hai voglia di crescere in fretta

per fare un mondo più bello,

se ami la gioia e la pace,

se odi la guerra e i cannoni,

se chiami fratelli anche i bambini

che hanno una pella diversa…

E’ proprio a te che voglio dire

io non ti conosco

ma nella mia mente

hai il volto e la voce dell’amicizia.

Proposte di lavoro: PARLARE

Leggete i proverbi e discutete sul loro significato in classe.

Ricercatene altri.

Proposte di lavoro: SCRIVERE

Scegliete un proverbio e scrivete una storia realistica che si basi sul suo significato.

Un compagno che se ne va….

Il mio primo amico.

Fu così che diventammo amici….

Proposte di lavoro: SCRIVERE

Rispondi:

1- Come potrebbe definirsi questa poesia?

2 – Quale è il messaggio che contiene?

3 – Scrivi anche tu un messaggio ai bambini di tutto il mondo

COMPLETA TU….

Per tornare a casa dopo la scuola, Beatrice passava davanti al grande cancello di una villa bellissima.

Un giorno, guardando attraverso le sbarre di quel cancello, Beatrice notò il volto di una bambina dietro i vetri di una grande finestra. Incuriosita guardò sempre attentamente verso la finestra e ogni giorno trovò quella bambina dal volto triste dietro gli stessi vetri.

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