GIOCARE A NASCONDERSI
Il preferito tra i giochi era a Nascondino. Con molta gravità ci mettevamo in cerchio nella stanza da pranzo e tiravamo a sorte quello che "doveva stare sotto". Se capitava a una bambina, faceva il muso e se ne andava borbottando a mettersi in un angolo, col viso rivolto al muro, con gli occhi chiusi per non vedere; se era un maschietto, faceva il disinvolto e sicuro di sé.
Dopo esserci assicurati che "quello sotto" non poteva vederci, partivamo in punta di piedi in gruppi di due, di tre, per nasconderci; ed era una ricerca muta e nervosa, irrequieta e taciturna, di un nascondiglio impossibile. Bisognava trovare presto e bene: avere astuzia e audacia; fantasia e attività.
Vi era il giocatore egoista che, trovato un nascondiglio per sé, ne cacciava gli altri, col pretesto che facevano rumore e lo scoprivano; vi era il giocatore immaginoso, che si ficcava negli armadi, fra le materasse; vi era il giocatore incerto, che girava tutta la casa, senza trovare un cantuccio soddisfacente; vi era quello audace che si metteva semplicemente dietro una porta, dietro una poltrona, con la magnifica certezza di non essere scoperto; vi era finalmente quello sciocco, che si ficcava stupidamente sotto un letto.
Quando tutti erano nascosti, si sentiva un griduccio lontano, stridulo, prolungato:
- Vieni....!!!!
Allora "quello sotto" si muoveva con precauzione, non allontanandosi molto dal suo posto, guardando a destra, a sinistra, camminando a piccoli passi. Palpitando i piccoli cuori nei nascondigli, dove erano nascosti due, l'uno diceva all'altro:
- Non ci trova, no.
Finalmente "quello sotto" si risolveva a lasciare il "posto" e la stanza da pranzo: allora si schiudevano le porte, gli armadi, si scostavano le sedie, le scrivanie; e i nascosti fuggivano, al "posto", strillando la loro vittoria.
Mentre "quello sotto" ne perseguitava uno, invano, gli altri sbucavano da tutte le parti, gridando felici di non essere stati presi, correndo al "posto".
Allora "quello sotto" se ne andava tranquillamente a guardare sotto i mobili e trovava il bimbo sciocco, accovacciato, che non aveva osato fuggire e che si faceva prendere come un sorcio in trappola.
Noi gli dicevamo, ridendo:
- Stupido, perchè ti sei messo sotto il letto?
- Sapevo io che lui mi trovava? - borbottava andando a "mettersi sotto".
Matilde Serao
RISPONDI:
Dove si svolge il gioco di cui parla la scrittrice? Come comincia il gioco? Come si svolge? Come si conclude? I giocatori manifestano caratteristiche particolari. Quali? Nel corso della narrazione la scrittrice mette in risalto emozioni e sentimenti. Quali?