LA TERRA CAPRICCIOSA
Un giorno la Terra incrociò le braccia, chiamò il Sole e gli disse:
"Ne ho abbastanza di girarti intorno... sono stanca voglio fermarmi un po' a riposare!"
"Sei impazzita per caso?!" - gli rispose il Sole lanciandole uno sguardo infuocato.
"Se ti fermi che cosa accadrà?!!".
"Parli bene tu! Seduto sul tuo trono dorato. Ho deciso di fermarmi e lo farò!".
Così dicendo, prese un lembo di prato, tirò la soffice coperta fin sotto il mento per coprirsi bene e si addormentò.
Gli animali furono i primi ad accorgersi che qualcosa non andava!!!
L'orso che aveva dormito saporitamente tutto l'inverno si stava preparando ad uscire dalla sua tana.
Mise fuori il suo grosso muso, annusò l'aria e disse:
"Fa ancora freddo ....brrrr, la primavera dovrebbe essere già qui! Pazienza mi rimetterò a dormire".
La lucertola e la vipera, avevano passato l'estate distese sui sassi a prendere il sole.
Ora aspettavano che l'aria rinfrescasse per andare in letargo, ma faceva sempre così caldo, che rischiavano davvero di bruciarsi la pelle.
"Che cosa strana!"- dicevano gli uomini che vivevano sulla parte della Terra dove il Sole non tramontava mai.
"La notte non arriva, come faremo a dormire??"
E così continuavano a lavorare, anche se erano molto stanchi.
"Ma dov'è finito il Sole?"- si domandavano gli uomini che abitavano dall'altra parte della terra:
"Con questo buio non possiamo lavorare, che cosa daremo da mangiare ai nostri figli?"
Anche le piante se la passavano male: i fiori non facevano in tempo ad aprire la corolla e subito appassivano bruciati dal sole.
Senza luce, gli alberi lasciavano cadere le foglie e l'erba dei prati non cresceva.
Tutti gli abitanti della terra alzavano gli occhi al cielo.
C'era chi chiamava la luna e le stelle, altri invocavano il Sole.
Intanto, il Sole diventava sempre più rosso di rabbia, sembrava dovesse scoppiare da un momento all'altro:
"Così non si può andare avanti!!" - diceva - "la Terra si sta distruggendo e neanche se ne accorge, bisogna che trovi subito un rimedio!! Chiamerò gli altri pianeti e insieme troveremo una soluzione".
E così fece: chiamò Giove, Marte, Venere, Saturno, Plutone, Nettuno ed altri ancora.
Tutti risposero alla chiamata del Re dell'universo, perché erano davvero preoccupati per la salute della loro sorella Terra e dei suoi abitanti.
Dopo essersi consultati presero una decisione.
Il pianeta Venere quello più vicino alla terra avrebbe ricevuto l'incarico di svegliarla.
Venere fu felice per questa scelta, che la faceva sentire importante agli occhi dei compagni.
Mise tutte le sue forze per riuscire in questa non facile impresa, si avvicinò il più possibile alla Terra e iniziò a gridare con tutto il fiato che aveva: "Svegliaaaati.......svegliaaaaati ......o moriraiiiii......".
Ma la terra dormiva profondamente, e a niente valsero i richiami del pianeta.
"Possiamo aiutarvi noi!" - dissero i venti - "se ci alziamo tutti insieme, formiamo una tromba d'aria e con la sua punta le faremo il solletico finchè si sveglierà!".
Detto questo si misero all'opera. Ma soffiando a destra e a sinistra riuscirono solo a strapparle un sorriso, mentre beatamente la terra continuava a dormire.
"Ci vogliono le maniere forti! Andiamo a svegliare i vulcani!" - dissero i pianeti.
I vulcani muovendosi la fecero tremare così tanto, che finalmente la terra aprì gli occhi, si guardò intorno e... vide che cosa aveva combinato:
"Sono stata proprio una sciocca"- disse rivolgendosi verso il sole e i suoi fratelli pianeti.
"Adesso ho capito!!". A ognuno di noi é affidato un compito e, se non lo svolgiamo, non facciamo del male solo a noi stessi, ma anche agli altri".
Detto questo si mise in "moto" e...dopo un po' tutto ritornò com'era prima.
|
La fiammella impertinente
Era una calda giornata d'estate: l'erba dei prati, i fiori e le foglie degli alberi erano ingiallite da un sole infuocato.
La gente se ne stava chiusa in casa e gli animali non uscivano dalle loro tane.
Nel cielo non si vedeva nemmeno l'ombra di una nuvola, ma solo il bagliore accecante dei raggi del sole.
In primavera quando l'aria era tiepida, gli uomini avevano passato molto tempo all'aria aperta.
Nei giorni di festa si organizzavano merende nei prati colmi d'erbe e di fiori profumati.
I bambini si divertivano un mondo a correre e a giocare.
Al tramonto tutti ritornavano felici nelle loro case lasciando le tracce ..... del loro passaggio.
Spesso si dimenticavano barattoli, bottiglie e cartacce che nessuno si preoccupava di raccogliere.
Fu così che accadde.......e all'inizio nessuno se ne accorse!!!!!
Si udì solo uno stridio, una scintilla ed ecco........ che da un pezzo di vetro di bottiglia dimenticato nel bosco e, diventato incandescente, dai raggi del sole, si sprigionò una piccola fiammella.
"Dove sono!" - disse la fiamma impaurita guardandosi in giro - perché mi trovo qui da sola?"
"E' una fortuna che non ci siano le tue sorelle" - rispose una foglia
che stava lì vicino.
"Guarda che cosa hai combinato, ci stai bruciando con il tuo calore
vai via.....vuoi farci morire tutte?!"
"Non sono stata certo io.... a scegliere di nascere qui!" - replicò la fiammella indispettita da tale arroganza - "e adesso che ci sono, non ho nessuna voglia di andarmene!!!
Voglio diventare grande, bella e risplendente così tutti mi guarderanno e mi ammireranno."
"Vattene!!!"- dissero in coro gli alberi agitando i rami per scacciarla.
"Non siate sciocchi! Lasciatemi in pace! Io posso fare quello che voglio e di certo non mi fermerete voi!! Che non vi potete neanche muovere".
E così dicendo iniziò a spostarsi e, camminando, diventava sempre piu' grande e colorata di rosso, di giallo, di arancio.
Si nutriva dell'erba secca, delle foglie e dei rami caduti dagli alberi, divorando tutto nel suo cammino.
"Dobbiamo andarcene, o moriremo" - dicevano gli scoiattoli saltando impauriti tra i rami degli alberi.
Il gufo saggio, che se ne stava appollaiato sul ramo di una quercia, non aveva nessuna voglia di lasciare il suo nido.
"Aspettate"- disse - mi è venuta un'idea! Chiediamo al vento di aiutarci".
Il vento si stava riposando, negli ultimi tempi aveva lavorato parecchio e non desiderava essere disturbato.
"Caro vento, aiutaci a salvare il bosco! Dissero in coro gli animaletti. Soffia, soffia forte, spazza via quella fiammella impertinente che sta minacciando di distruggerci".
Allora il vento brontolando cercò di recuperare tutte le sue forze, e soffiando raggiunse la fiammella, che aveva delle lingue di fuoco cosi grandi.... da far paura.
La sollevò, e facendola danzare nell'aria la trasportò lontano.
"Aiuto st'ò volando, mi gira la testa! Lasciami stare vento dispettoso mettimi giù!".
Il vento non la ascoltò e continuò a soffiare.
Volteggiando nel cielo la fiammella arrivò sopra il tetto di una casa.
"Ecco sei arrivata! Ora me ne vado" - disse il vento - e andandosene fece cadere la fiammella dentro il camino.
Il buio la ingoiò: - "Non ci vedo"- disse la fiammella che lentamente si stava spegnendo per la mancanza d'aria.
Alla fine della corsa, tra la cenere di in una stufa, ritrovò le sue compagne che dormivano un lungo sonno.
Aspettavano di essere svegliate, per riscaldare e illuminare d'inverno le case degli uomini.
|
IL PRINCIPE D'ACQUA
C'era una volta un piccolo principe di nome Riccardo, che viveva felice in un vecchio castello.
Egli aveva tutto quello che un bambino potesse desiderare: dei bei vestiti, molti giocattoli.
Nel giorno del suo settimo compleanno, aveva ricevuto in dono dal re e dalla regina anche un cavallo al quale era molto affezionato.
Riccardo era un bambino molto vivace, amava correre, rotolarsi, fare le capriole, e quando nessuno la vedeva (poiché gli era stato severamente proibito), saliva anche sugli alberi.
Naturalmente, come tutti i bambini, anche lui a volte si faceva male.
Si graffiava prendeva delle botte, sporcava i suoi preziosi vestiti.
Per questo il re lo rimproverava, ripetendogli in continuazione che il suo non era un comportamento degno di un principe.
Un giorno, stanco di essere sgridato, gli venne l'idea di chiedere aiuto al mago di corte che abitava nei sotterranei del castello.
Il principe Riccardo andò dal mago e gli disse: -" Ti prego, aiutami, io non posso muovermi e giocare come vorrei; guai se mi sbuccio le ginocchia, o mi sporco i vestiti!"
Il Mago decise di aiutarlo, cercò a lungo sul librone delle formule magiche e poi disse:-
"Ecco piccolo principe ho trovato quello che fa per te! Ti trasformerò in un bambino fatto di acqua, in questo modo sarai sempre pulito, niente più botte e graffi, vedrai ti divertirai un mondo!!"
Il principe Riccardo accolse con gioia questa proposta.
Mentre il mago pronunziava la sua formula il principe avvertì una strana sensazione, allora si guardò allo specchio e...vide a malapena la sua bella faccia, che di fatto era diventata trasparente, e così pure le gambe e le braccia.
"Fantastico!" - disse il principe - "sono invisibile. Ora posso fare quello che voglio!"
Riccardo salutò il mago e corse in giardino, ma... il suo corpo non era leggero come prima e... faticava a muoversi. Sentiva anche un po' di freddo infatti i suoi i vestiti erano bagnati fradici.
"Non importa" - disse il principe - "farò una corsa in giardino, così mi scalderò e i miei vestiti si asciugheranno".
Ma dopo un po' iniziò a gocciolare....il calore del sole lo stava sciogliendo.
"Me ne starò un po' tranquillo a giocare sul tappeto con i miei soldatini" - disse.
Ma subito il tappeto si inzuppò. Era fatto d'acqua e tutto quello che toccava si bagnava immediatamente.
"Che magia è mai questa!?" - disse piangendo disperato "ora è peggio di prima! Andrò subito dal mago a farmi togliere l'incantesimo. Voglio tornare ad essere com'ero, non importa se mi sporcherò o mi farò del male, e se verrò sgridato da mio padre".
Il mago lo accontentò volentieri, sperando in cuor suo che avesse capito la lezione.
Fu così che il principe si accorse di possedere un dono meraviglioso; il suo corpo! Che non era né pesante, né freddo, e neppure si scioglieva sotto i raggi del sole.
Allora si ripromise di prenderne cura: - "Sarò più attento, non voglio che il mio bel corpo si rovini".
E così dicendo corse felice a giocare.
|
Voglio raccontarmi una storia!
Voglio raccontarmi una storia, una storia che non finisce mai!
La storia di un paese con un po’ di case e tanto prato.
Con i giardini che si chiamano cortili, fatti di terra per correre e giocare.
Delle case senza portoni e senza chiavi, perchè tutti gli abitanti fanno la guardia ai ladri.
Voglio raccontarmi una storia di bambini, che a scuola alla maestra raccontano che dalle uova hanno visto nascere i pulcini.
Che nell’orto hanno raccolto le zucchine e i ravanelli.
Sono saliti sull’albero delle ciliegie e ne hanno mangiate tante fino ad avere mal di pancia e allora hanno bevuto l’olio di ricino.
Voglio raccontarmi una storia di corse in bicicletta per raggiungere il fiume e fare il bagno.
Di sgridate non per le ginocchia sanguinanti, ma per i pantaloni strappati.
Voglio raccontarmi una storia di mamme sempre a cucire e rammendare.
E a tirare ciabatte ai bambini per farsi ubbidire.
Voglio raccontarmi una storia di nonne che fanno anche le mamme perchè vivono nelle famiglie.
Delle nonne bis che regalano mentine all’orzo, e le mandorle dei confetti che non sono riuscite a masticare.
Voglio raccontarmi una storia di grande freddo che per scaldarsi si sta tutti in cucina vicino al fuoco, a raccontarsi le storie di fantasmi.
Voglio raccontarmi una storia dove nessuno si sente solo, e non serve il telefono per sentirsi amati.
Ma… questa non è una storia, è un ricordo.
Un ricordo che non finisce mai.
|
La regina del bosco
La grande quercia del bosco era molto vecchia.
Nella corteccia del tronco e dei rami, i solchi lasciati dal tempo erano profondi.
Non sapeva ancora quanto le rimanesse da vivere.
Un tempo era stata eletta regina del bosco, non solo per la sua grandezza, ma anche per la sua bontà.
Nel folto della sua chioma, come un grande mamma teneva i nidi degli uccellini
Li riparava dal freddo e dal vento, durante l’inverno, e dalla calura nelle giornate estive.
Il suo impegno era quello di mantenere l’ordine e la giustizia affinché nel bosco tutto funzionasse a dovere.
Ma ora era giunto il tempo di lasciare la corona.
Voglio eleggere il mio successore –disse – per fare questo ho bisogno di aiuto, chiamerò i miei amici uccellini.
Detto questo diede un forte scossone alla sua chioma e da questa uscirono cinguettando spaventati un gran numero di uccellini dai piu’ svariati colori.
-Ho bisogno di voi – disse la quercia- voglio affidarvi un compito.
Gli uccellini ripresisi dallo spavento si fermarono sui rami ad ascoltare.
Voglio riunire tutti gli alberi –disse la quercia- per nominare il mio successore.
Andate e dite ad ognuno che questa sera al chiarore della luna piena ci sarà una grande assemblea.
Gli uccellini fecero quello che gli aveva chiesto la quercia; nel bosco, intanto, si spargeva la notizia che mise in allarme tutte le piante.
Ogni albero era convinto di possedere le migliori qualità, e perciò si sentiva in diritto di essere eletto.
C’era chi si vantava di avere un bel tronco lungo e diritto, chi una grande e folta chioma, altri ritenevano di far maturare dei frutti meravigliosi.
Per migliorare il loro aspetto, gli alberi chiamarono in aiuto alcuni animaletti .
Gli scoiattoli con la coda, si misero a lucidare il tronco del loro albero preferito e per fare questo salivano e scendevano dall’albero.
Il picchio lavorò incessantemente tutto il giorno picchiettando per mangiare tutte le
larve e i vermetti .
Venne la notte, la luna era già alta nel cielo e i suoi raggi rendevano scintillanti le foglie degli alberi bagnate dall’umidità della sera.
La grande quercia dalla sua posizione riusciva a vedere tutti perché si trovava proprio in cima ad una collinetta.
Bene –disse- vedo che siete tutti pronti! Sapete perché vi ho chiamato; ora vorrei sentire le vostre voci.
Il carpino fu il primo a prendere la parola.
- Cara quercia, ci dispiace molto che tu abbia deciso di non governarci piu’; sono convinto che non avrai difficoltà nella scelta di colui che continuerà a governare con la tua stessa saggezza e lo stesso impegno.
E’un impegno faticoso, che richiede un albero dal legno duro, tenace e compatto che sia in grado di combattere le avversità, e tu lo sai che io possiedo tutte queste qualità.
- Hai dimenticato una cosa! - disse il tiglio che si trovava poco distante .
Io vivo molti anni, anzi decenni, e questo mi sembra un aspetto da non sottovalutare…potrei governare a lungo.
Non dimenticate l’altezza – disse il pino – il mio sguardo arriva fino al mare, da quassù potrei controllare ogni cosa.
La grande quercia ascoltava attentamente mentre la luna osservava perplessa.
Il gufo saggio che se ne stava appollaiato su un ramo scuoteva la testa.
- Puoi parlare !- disse la quercia- mi sarebbe utile un tuo consiglio.
Da molti anni vivo in questo bosco -disse il gufo - conosco tutti gli alberi, i loro pregi e i loro difetti.
Non c’è nessuno che sia perfetto, ognuno ha qualcosa di diverso ed è questo che li rende unici e speciali.
Tutti sono utili per la nostra sopravvivenza, nei tronchi troviamo riparo, nei rami si costruiscono i nidi, i frutti degli alberi ci sfamano, le gemme e i fiori profumati servono alle api per il loro miele delizioso.
Ti ringrazio caro gufo, le tue parole mi hanno fatto riflettere -disse la quercia – e prima di prendere una decisione voglio pensarci bene.
Intanto vicino ad una siepe, al limitare del bosco un cipresso e un coniglio chiacchieravano animatamente: - Fatti avanti –diceva il coniglio- che cosa aspetti a parlare?!
Ma io di che cosa posso vantarmi ?- rispose il cipresso- che per parlare con il suo amico stava piegato quasi fino a toccare la punta per terra.
Io ti conosco bene - disse il coniglio – tu non ami il chiasso e le chiacchiere inutili.
E’ vero che vivi in disparte, un po’ isolato, ma non per questo non conosci il bosco! Tu non parli molto, ma ascolti tanto, sei onesto e saggio e chi ha bisogno può contare sul tuo aiuto.
E vero, è cosi!’- dissero in coro la volpe, l’orso, il riccio e gli altri animaletti che avevano ascoltato la conversazione-.
Il nostro amico cipresso ha un grande cuore, noi vogliamo che ci accudisca e ci governi.
Erano queste le parole che la grande quercia voleva sentire e cosi’ prese la sua decisione e fece diventare il timido cipresso il re del bosco.
La luna nel cielo sorrise compiaciuta e poi stanca, se ne ando’ a dormire, lasciando il posto ai primi deboli raggi di sole.
|
Per la grafica di questa pagina si ringrazia il sito shangrila, bellissima grafica per siti web |
|