Ultima modifica: 28 agosto 2015
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Alice nel Paese delle Meraviglie

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P E R S O N A G G I

ALICE, CONIGLIO, TOPO, OCA, TACCHINO, RANA, PAPPAGALLO, UCCELLO, LUCERTOLA, ORSACCHIOTTO, LEPROTTO, ALBERO, ALBERO2, FUNGO, FUNGO 2, CESPUGLIO, CESPUGLIO 2, BRUCO, GATTO, PESCE, DUCHESSA, CUOCA, CARTE N° 6, REGINA, RE, GRIFONE, TARTARUGA 1, TARTARUGA 2, CAPPELLAIO, LEPRE DI MARZO, GIARDINIERE 2, GIARDINIERE 5, GIARDINIERE 7, FANTE

Prima Parte

Narratore:  (voce registrata fuori campo. Sottofondo musicale) Alice era seduta sulla riva di un fiume e leggeva un libro di fiabe; ad un tratto vide un Coniglio bianco, con gli occhi rossi, vestito di tutto, punto correre agitatissimo:
“Povero me” esclamò il coniglio “povero me, sono in ritardo!” Per Alice era una cosa naturale vedere correre conigli per i prati: la cosa che la meravigliò fu il sentirlo parlare. Alice si alzò e cominciò a correre dietro al coniglio che la condusse dietro dei rovi che ospitavano la conigliera. Un istante dopo, sempre correndo dietro al Coniglio s’infilò in uno dei buchi della conigliera. Alice scivolava giù correndogli appresso, senza pensare a come avrebbe fatto poi ad uscire da quella buca che sprofondava come un pozzo senza fine.
Mentre Alice scivolava giù, al buio, stranamente riusciva a vedere con chiarezza le pareti del pozzo, che erano tutte ricoperte di scaffali con tanti libri colorati, quadri bellissimi e mappe di tesori fantastici. Arrivata in fondo a quel viaggio, che durò moltissimo, Alice disse…..
Alice:   Bene! Dopo una caduta come questa, se mai mi accadrà di ruzzolare per le scale di casa, mi sembrerà meno che nulla; anche a cader dal letto non mi farebbe nessun effetto! Ma dove sono?… e quello è il coniglio che stavo rincorrendo.
Coniglio:  Perdinci! Veramente ho fatto tardi.
(Alice tenta di fermarlo. Il coniglio, dopo aver fatto velocemente un giro o due intorno ad Alice, s’infila in una delle porte di cui la scena è piena)
Alice:   Ma dove è andato? Che posto strano! Quante porte!… (prova ad aprire le porte)  Tutte chiuse? Qui c’è un tavolo, vediamo. E questa piccolissima chiave che cosa aprirà?( si guarda intorno) Ma è troppo piccola perché apra queste porte! Vediamo un po’ meglio. Se c’è la chiave, deve pur esserci anche una serratura da aprire. Ma guarda un po’ che porticina piccola che c’è qui, non l’avevo neppure vista. Senza dubbio la chiave apre questa porta.(Mette la chiave nella serratura ed apre la piccolissima porticina) E’ talmente piccola che non posso passare, vediamo se riesco a scoprire cosa c’è dall’altra parte! (è costretta a sdraiarsi per terra per guardare cosa c’è dentro la porticina) Ohhhh. Bello! Che bel giardino tutto fiorito, e quanti uccelli, ma non posso andare di là. Proviamo ad aprire una di queste porte grandi; niente, non c’è niente da fare. Ma cosa c’è ancora qui sopra il tavolo, una bottiglietta e c’è scritto qualcosa: (legge sulla bottiglina) Bevimi e vedrai! (Alice beve) Ed ora cosa succede? Chi è tutta questa gente? (Come per incanto tutte le porte che sono in quel luogo si spalancano e cominciano ad entrare animali)
Topo: Io sono il topo, tu chi sei?
Alice:  Alice!
Oca:  Io sono un oca, che ci fai tu qui?
Alice:  Non so!
Tacchino:  Ma guarda che animale strano abbiamo incontrato!
Alice:  Non sono un animale, sono una bambina!
Rana:  Cra, cra, cra, indovina un po’ chi sono?
Alice:  Una rana!
Pappagallo:  Tu chi sei? Tu chi sei? Tu chi sei?
Alice: Sono Alice, l’ho già detto all’altro signore!
Uccello:  Cip cip cip…son l’uccellino…cip cip cip!
Lucertola:  (vestita come un damerino) Potrei sembrare una lucertola ed invece sai chi sono? Ah..ah..aah..
Alice: Direi… una lucertola!
Orsacchiotto:  Brava, non farti confondere! Io sono l’orso
Leprotto:  Dunque tu saresti una bambina? Ma che bella bambina!
(tutti si mettono in cerchio, quasi minacciosi verso Alice, il Coniglio bianco corre da uno all’altro degli animali confabulando)
Coro degli animali ed eventuale piccola coreografia
                                      La piccola Alice caduta quaggiù
                                      Non sa cosa far per tornarsene su
                                     Restare se vuole può con gli animali
                                      girare e girare a lungo i viali
                                      cercare e trovare può la giusta via
                                      ma solo se studia un po’ geografia
                                      La piccola Alice caduta quaggiù
                                      Non sa cosa far per tornarsene su
Coniglio:  (rivolgendosi, velocemente agli animali) Vai dalla Duchessa! Anche tu, anche tu! (Rivolto ad Alice) e portagli questo ventaglio.
Alice:  Hai parlato a me?
Coniglio:  Sicuro. Qui, tutti debbono fare qualche cosa. Povero me, sono indaffaratissimo, mi caricano d’incombenze. Su, bambina, prendi il ventaglio!
Alice:  Mi hai preso per la tua domestica?
Animali: (tutti insieme meravigliati e delusi per la risposta di Alice) Ohhh!!! (scappano dalla scena)    
Lucertola: (rimane interdetta e mentre gli altri animali escono lei dice) Lo sai che questa tua risposta mi ha fatto tanto dispiacere? (esce)
Alice:  (rimasta di nuovo sola si siede per terra) Ma cosa vogliono tutti da me. Non so nemmeno dove sono, e tutti mi dicono delle cose strane! (Mentre dice fra se queste cose ecco che da una delle porte entra un topo) E se provassi a parlare con questo topo? Non mi stupirei se mi rispondesse, quaggiù tutto è strano!… Senti topo, sai la via per uscire da qui? (il topo la guarda con i suoi occhietti furbi, ma non risponde) Forse parla un’altra lingua! Mah! Proviamo in un altro modo: C’è un gatto!
Topo:  (facendo un gran salto) Aiuto! Aiuto!
Alice: Scusami, ma non sapevo come fare per farmi rispondere. Ho pensato che a te non piacciono i gatti!
Topo: Come mi possono piacere? Piacerebbero a te i gatti se tu fossi me?
Alice:  Forse no! Ma non ti adirare, sai! Eppure, se ti facessi vedere Dina la mia gatta, te ne innamoreresti. E’ una bestia così tranquilla e bella. E poi fa così bene le fusa, quando si siede vicino a me e mi guarda, ed io l’accarezzo, è così soffice e soave e poi è sveltissima a chiappare i topi. (Il Topo s’intirizzisce) Oh scusa! Non ne parleremo più se ti fa dispiacere.
Topo:  Già, è meglio che tu non parli. Come se fossi io a parlar di gatti. La mia famiglia ha sempre odiato i gatti; bestie zozze, volgari e basse! Non me li nominare più.
Alice:  No, no! Dì, ti piacciono forse… ti piacciono… i cani? Sai, vicino a casa mia c’è un cane bellissimo, quando mi vede scodinzola, mi accompagna sempre quando vado a scuola e poi anche lui, pur essendo un cane è molto bravo a prendere i topi…(pausa) ahimè credo di averti offeso di nuovo.
Topo:  (tutto tremante dall’ira) Ma non conosci animali che non mangiano i topi? (Esce)
Alice: Ti chiedo scusa di nuovo. Ma dove vai, aspetta.
(Le porte si riaprono di nuovo e lasciano passare una serie di personaggi che vanno a formare un boschetto. Due piante, alcuni funghi, qualche cespuglio e un bruco con una enorme pipa.)
Bruco:  Lascialo andare quel topo, è anche scorbutico!
Coro delle piante:
                            Furietta disse al topo
                            Che avea sorpreso in casa:
                             Andiamo in tribunale;
                             Per farti processare.
                             Non voglio le tue scuse,
                             O topo scellerato.
                             Quest’oggi non ho niente
                             Nel mio villin da fare.
                            Disse a Furietta il Topo:
                             Ma come andare in Corte?
                             Senza giurati e giudici
                             Sarebbe una vendetta!
                             Sarò giurato e giudice,
                             rispose allor Furietta,
                             e passerò soffiando, ahimè
                             la tua sentenza a morte.
Bruco: (guardando Alice) Chi sei?
Alice: Sono Alice!
Bruco:  Alice chi? Che cosa fai?
Alice:  Sono qui e non so che cosa faccio!
Bruco: Qui ognuno di noi ha un incarico: io per esempio, guardo i funghi.
Alice: Vedi, io non conosco questo luogo, né le abitudini dei suoi abitanti…
Bruco:  Ti abituerai, ti abituerai. Se ascolti i miei consigli non avrai a pentirtene.
Alice:  Ma io ascolterò con attenzione
Bruco:  Vedrai che la Duchessa t’inviterà a prendere il tè, che il Coniglio bianco vorrà vestirti di foglie e che il Cappellaio matto pretenderà che tu gli cuocia i sassi.
Alice:  Ma… non capisco cosa dici!
Bruco:  Tu lasciali parlare e agitarsi e ascolta solo ciò che ti dirà la regina, la quale, poi, è una regina di carta.
Alice:  Ma… ma che cosa dici!
Bruco:  Dico la verità. Chiediamo alle piante del bosco. Come è la regina?
Piante in coro            Ha ragione il verde bruco
                                          La Regina è solo carta
                                          Ha ragione il verde bruco
                                          Non gli serve a lei la sarta.
Bruco:  Hai sentito? E’ proprio carta! Lei, invece, si crede importante…
Alice: Va bene, è di carta, ma è sempre la regina, perciò ci vuole rispetto.
(Il Bruco, con molta calma, guarda Alice, riprende la sua pipa e in silenzio si appoggia ad un fungo e riprende a fumare. Nel frattempo un gatto traversa, saltellando e ridendo. Alice l’osserva stupefatta)
Gatto:  Che cosa ci trovi di strano? Non hai mai visto gatti ridere?
Alice:   Nulla… ti guardavo perché mi eri simpatico. E poi, perché ridi?
Gatto:  Io rido perché sono contento, ecco tutto.
Alice:  Bene, sono contenta che sei contento.
Coro piante                               Anche noi siamo contenti
                                                          Anche se non siamo gatti
                                                          E mostriamo tutti i denti
                                                          E ridiamo come matti.
Alice:  Vedi, signor gatto, siamo tutti contenti.
Gatto:  Io sono contento perché il Cappellaio matto non riuscirà mai a farsi invitare dalla Duchessa, che a sua volta non riesce a farsi invitare dalla regina. Tutto qui.
Alice:  Signor gatto, tu che sai tante cose, … non hai per caso visto un Coniglio bianco? Dopo tutto mi sembrava il più assennato della compagnia.
Gatto:  Lo troverai in casa del Cappellaio.
Alice:   Il Cappellaio? Ma dove sta?
Gatto:  Da questa parte, abita il Cappellaio e da quest’altra parte, abita la Lepre di Marzo. Visita l’uno o l’altra, sono tutti e due matti.
Alice:   Ma io non voglio andare fra i matti.
Gatto:   Oh, non ne puoi fare a meno, qui siamo tutti matti. Io sono matto, tu sei matta.
Alice:  Come sai che io sono matta se ci siamo incontrati solo ora.
Gatto:  Tu sei matta, altrimenti non saresti venuta qui.
Alice:   Forse hai ragione, anche perché non riesco a capire i vostri ed i tuoi discorsi.
Gatto:   Ci vedremo dalla Regina a giocare a croquet?
Alice:   Ma, io non so!
Gatto:   Si! Si!…Ci vedremo là. Arrivederci a presto. (Il Gatto se ne va)
Alice: (rivolta alle piante) E voi che ne dite, siamo tutti matti per davvero?
Coro piante                               Non dar retta agli animali
                                                        Siam noi piante a dire il vero
                                                        Noi vediamo senza occhiali
                                                        Conosciamo ogni mistero
Alice:  E allora ditemi voi dove sono e come faccio ad uscire da qua? (entra da una delle porte un pesce)
Pesce:  Alice, Alice!
Alice: Chi è ora che mi chiama?
Pesce:  Sono io, sono qua, ciao Alice!
Alice:  Ciao, ma tu mi conosci, come mai?
Pesce: E’ una storia molto lunga…ma per farla corta ti dirò che mi ha parlato di te un mio amico che stava in casa tua dentro una vaschetta, e che poi tu hai buttato nel fiume.
Alice:  Si, si! Mi ricordo, era Pasqualino il rosso pesciolino, ma non era una vaschetta, era un bell’acquario, grande, luminoso. Ma lo vedevo che non ci stava bene, ed allora lo rimisi nel fiume. Ma dimmi, ora dove è? Lo rivedrei volentieri.
Pesce:  Non credo che lo potrai vedere, si è sposato ed è andato in un altro posto. So che si trova molto bene, ha preso in affitto uno stagno e ci abita con tutta la sua famiglia.
Alice:  Sono contenta! Se lo rivedi salutamelo tanto.
Pesce:  Certamente. Ma il motivo della mia uscita è per dirti che la Duchessa ti vuole vedere, gli dirò che sei qui ed ella ti raggiungerà. Preparati…(il pesce rientra dentro la porta)
Alice: Chissà come mi devo preparare, voi amiche piante sapete come mi devo mettere?
Coro piante           Prova a metterti a sedere, no no no!
                                     Forse è meglio stare in piedi, no no no!
                                     Ora fatti ricadere, no no no!
                                      No, no è meglio se ti siedi. Si si si!
Alice:  Ora basta, se do retta a voi, divento una trottola. L’aspetterò inchinata, l’ho visto fare nei film, sperando che arrivi alla svelta. (Mentre Alice si face tanti scrupoli per trovare una posizione rispettosa per la Contessa, lei fa irruzione urlando contro una sua cuoca)
Duchessa: E’ incredibile!!! Una cuoca!… rivolgersi così alla Duchessa…
Cuoca:  Siete stata voi a cominciare, mi avete detto che l’insalata di foglie secche non era salata, e voi capite se un’insalata non è salata che insalata è?
Duchessa: Basta con questi giochetti. E’ vero, non sei buona a niente.
Cuoca:  Allora preparateveli da voi i vostri cibi, i vostri piatti dietetici, le vostre insalate …sciocchine! Io me ne vado. Arrivederci. (Consegna la pannuccia alla Duchessa ed esce)
Duchessa:  Avete sentito, avete sen-ti-to!(come se non fosse successo niente, con una calma incredibile, consegnando la pannuccia ad Alice) Tu sei A…a… come ti chiami?
Alice: Alice.
Duchessa:  Alice ecco brava. Preparati, ragazza mia, la Regina sta per arrivare, viene a trovare me e così potrà conoscere anche te.
Pesce:   La Regina da te?… La Regina non viene a trovare te, è di passaggio e tu l’hai saputo e subito vorresti approfittarne.
Duchessa: Pesce pettegolo…
Pesce:  Quando arriverà la Regina e ti troverà qui, ti farà prendere dalle sue guardie.
Duchessa:   Se non fosse andata via la cuoca, ti farei mettere in pentola.
Alice:  Povero pesciolino!…
Duchessa:  Non credere al quel pesciaccio. La Regina passerà di qui proprio perché sa che qui ci sono io: la Duchessa, io sono un personaggio importante, sai!
Pesce:  Ma che importante, se la Regina ti ha proibito di guardare persino i suoi fiori!
Duchessa:  (urlando) Taci, pesce dispettoso! (Verso Alice) Presto, presto prepariamoci che la Regina sarà qui a momenti.
Coro delle piante         La Duchessa poverina
                                              Sta aspettando la Regina
                                              Ma non sa cosa gli tocca
                                              Quando l’ora giusta scocca.

 

Soldati:  (entrano a passo di marcia cantando o declamando)
                                      (i soldati sono carte da gioco)
                                      Noi siamo i soldati di cuori
                                      Noi siamo i soldati di quadri
                                      Noi siamo i soldati di picche
                                      Noi siamo i soldati di fiori
                                      Siamo qui con il sovrano
                                      Noi siam qui con la Regina
                                      Noi marciamo e andrem lontano
                                      Sia di sera che di mattina
I soldati si schierano a semicerchio mentre fanno i loro ingresso, il Re, la Regina e il Fante. Come la Regina vede la Duchessa, rivolta alle guardie:
Regina:  Guardie, gettatela in prigione.
Duchessa: Maestà, vi ho portato un animale raro, una bambina. E’ vostra!
Regina:  Oh! (leggermente ammansita) E’ proprio un bell’animaletto!
Alice:  Prego, io non sono un animale, ma una bambina; mi chiamo Alice, vado a scuola, so leggere e scrivere e recito poesie.
Re:  Ah! Dunque tu reciti le poesie, sentiamone una.
Regina:   Si, sentiamola.
Alice:  Potrei recitarvi… la Vispa Teresa.
Regina:  Potresti, o puoi?
Alice:    Va bene, va bene. Niente polemiche!
La Vispa Teresa
Avea su una fetta
Di pane sorpresa
Gentile cornetta;
e tutta giuliva
a chiunque l’udiva
gridava a distesa:
-l’ho intesa, l’ho intesa!-
Mi sono venute fuori queste parole, ma non sono quelle giuste, non so cosa mi succede. Scusate, non so!
Regina:  Andiamo miei fidi, procediamo nel nostro viaggio, non possiamo perder tempo con queste cosette da nulla. Poi, qui non c’è necessità di tanta scienza. Dal momento che ti dimentichi le parole, potresti fare la guardia ai “Non ti scordar di me” che si dimenticano sempre di fiorire. Soldati, assegnatela a questo lavoro!
Duchessa: Non vi preoccupate, altezza, ci penso io.
Alice:  (mentre il corteo regale si allontana) Insomma, (arrabbiata) non voglio restare in questo paese di matti, voglio andare via.
Duchessa:   Su via, mia cara, non conviene adirarsi contro la Regina. Vieni con me. (Escono.)
Coro delle piante
                                      Sono usciti tutti quanti
                                      Vuoto è tutto lo scenario
                                      A noi resta qui davanti
                                      Sol di chiudere il sipario.
                                      Tra pochino ci vediamo
                                      Per vedere l’altra parte
                                      del racconto, ma ora andiamo
                                      ritiriamoci in disparte.
Sipario (Fine prima parte).

 

 

Seconda parte
La scena è cambiata leggermente, sono rimaste alcune porte laterali.
Al centro di un loggiato il trono a due posti. Alice, in scena, seduta canta. Dall’altra parte 2 Tartarughe e un Grifone:
Alice:   E trovarsi quaggiù che tristezza
               Senza amici, né giochi da fare
               Io mi trovo in questa grettezza
              Per non piangere voglio cantare.
              Non riuscire a capir che succede
              Esser qui in un mondo assai strano
              Muovo un braccio, la testa od un piede
              In silenzio, oppur molto piano.
              E mi trovo con strane presenze
              Tutte intorno, a parlarmi di cose
              Tutti emettono loro sentenze
             Che mi pungon come spine di rose.
Alice, dopo la sua canzoncina, sta osservando una Tartaruga ed il Grifone che in una specie di ballo stanno facendosi strani inchini. Un’altra tartaruga sta piangendo da un’altra parte.
Grifone:  Signora Tartaruga, vorreste danzare questo minuetto?
Tartaruga 1:  Ma certo Signor Grifone, non aspettavo altro che me lo chiedeste. Almeno smetterete di fare tutti codesti inchini.
Ballano un minuetto
Tartaruga 2: Oh, povera me! Oh, povera Tartaruga senza domani e senza speranza!
Alice:  Perché è così disperata? (rivolta al Grifone)
Grifone:  Perché vorrebbe correre e non può.
Alice:  Povera Tartaruga!
Grifone:  Figurati che ha scommesso con la Lepre – di cui è nota la velocità – che l’avrebbe battuta nella corsa dei trecento metri.
Alice:  Come mai? E’ impazzita anche lei! Come può una tartaruga battere una lepre a corsa?
Grifone:  Se la tartaruga perde, deve regalare alla Lepre il suo cappello.
Alice:  Allora il male è poco!
Tartaruga 2: No! Il male è molto, perché il Cappellaio matto ha dichiarato che non me ne confezionerà un altro.
Alice:  Ripeto, non mi sembra un guaio tanto serio?
Tartaruga 2:  Ah, non ti sembra eh? Come farò a spostarmi senza cappello? E’ l’unico indumento che posso portare…
Alice:  Hai una bella corazza…
Tartaruga 2: Già, ma quella è nata con me, mentre il cappello è il segno della mia distinzione. Ma ora sono stufa di piangere e voglio fare un ballo anch’io. Grifone, fammi ballare!
Mentre la Tartaruga e il Grifone ballando escono accompagnati dall’altra Tartaruga, appare da una porta il Cappellaio e dall’altra la Lepre di Marzo.
Cappellaio:  Dovresti farti tagliare i capelli.
Alice:   Tu non dovresti fare osservazioni personali, è sconveniente.

Lepre:   Sarà sconveniente, ma sono lunghi.

Alice:  Ma voi chi siete per fare tutte queste osservazioni?
Cappellaio:  Io sono Bill, il Cappellaio…
Lepre:  Ed io sono La Lepre di Marzo.
Alice:  Tanto piacere e arrivederci.( rimangono tutti li)
Cappellaio: (spalancando gli occhi e sorpreso per la risposta.) Perché un corvo assomiglia a uno scrittoio?
Alice:  Ora si comincia con gli indovinelli!… Non lo so!
Lepre:  Me lo immaginavo che non lo sapevi, capirai con quei capelli!
Alice:  Ma che centrano i capelli?
Lepre:  C’entrano, c’entrano!
Cappellaio: (Toglie dalla tasca un Orologio, lo guarda attentamente, lo porta all’orecchio, poi lo riguarda e domanda) Che giorno è oggi?
Alice:  Oggi ne abbiamo quattro.
Cappellaio: (guardando di nuovo l’orologio) Sbaglia di due giorni! ( con disgusto verso la Lepre di Marzo) Te lo avevo detto che il burro avrebbe guastato il congegno.
Lepre: Il burro era ottimo.
Cappellaio:  Si ma devono esserci entrate anche le molliche di pane.
Alice: (guardando l’orologio) Che strano orologio! Segna i giorni e non dice le ore.
Cappellaio:  Perché? Forse il tuo orologio segna in che anno siamo?
Alice:  No, ma l’orologio segna lo stesso anno per molto tempo.
Cappellaio: Quello che fa il mio. (Alice rimane molto confusa) Allora non hai ancora sciolto l’indovinello!
Alice:  No! Ci rinunzio. Qual è la risposta?
Cappellaio: Non la so!
Alice:  Credo che potresti fare qualcosa di meglio che perdere tempo, proponendo indovinelli senza senso.
Cappellaio:  Se tu conoscessi il tempo come lo conosco io, non diresti che lo perdiamo. Domandaglielo.
Alice:   Non capisco che cosa vuoi dire.
Cappellaio:   Certo che non lo comprendi! Scommetto che tu non hai mai parlato col tempo?
Alice:  Forse no, ma quando studio la musica devo battere il tempo.
Cappellaio:  Adesso si spiega, il tempo non vuol esser battuto. Se tu fossi in buone relazioni con lui, potresti fare con gli orari quello che vuoi..
Lepre:  Se cambiassimo discorso? mi sto annoiando.
Cappellaio:  Sarà meglio che rientriamo nelle nostre case. Anch’io mi sto annoiando.
Alice:  Arrivederci.(I due rientrano, e si sentono delle voci; entrano un po’ di carte con dei pennelli, della vernice e delle rose bianche in mano) E questi che fanno?
Giardiniere 2: Bada, cinque! Non mi schizzare la tua tinta addosso!
Giardiniere 5:  Che vuoi da me? Stai attento sette, mi hai urtato il braccio.
Giardiniere 7: Va bene! Tu cinque dai sempre la colpa agli altri!
Giardiniere 5: Faresti meglio a tacere, proprio ieri la regina diceva, che meriteresti di essere strappato!
Giardiniere 2 :  Perché?
Giardiniere 7:  Questo non ti riguarda, due!
Giardiniere 5:  Si, che lo riguarda… e glielo dirò io… perché ha portato al cuoco bulbi di tulipani invece delle cipolle. (Sette scaglia lontano il pennello con gesto di rabbia) Di tutte le cose più ingiuste…( Alice interrompe)
Alice:  Scusate! (I tre la vedono e fanno un’enorme riverenza) Volete gentilmente dirmi perché state dipingendo quelle rose?
Giardiniere 2:  Perché queste avrebbero dovuto essere rose rosse, invece per sbaglio abbiamo piantato un rosaio di rose bianche.
Giardiniere 5:  Se la Regina se ne accorge ci strappa tutti e tre.
Giardiniere 7: Così, signorina, facciamo il possibile per rimediare prima che sia troppo tardi e che la Regina.
Giardiniere 5:  Aiuto, vedo il corteo della Regina che si avvicina, presto nascondiamoci.
Alice:  Arrivederci, amici. Auguri! (Anche Alice si mette in disparte. Arriva il corteo della Regina e tutti i soliti componenti, davanti a tutti il Coniglio Bianco con in mano, una tromba e nell’altra una pergamena. Mentre il Re e La regina si siedono al centro sul trono e gli altri compresa la giuria composta da carte, trovano la giusta collocazione, il Coniglio dopo aver dato uno squillo di tromba annuncia)
Coniglio:  Udite, udite
Dinanzi alle maestà sovrane
Sarà celebrato un processo
Chi ha sbagliato pagherà
Chi non ha sbagliato è bravo.
Re:  Usciere leggete il capo d’accusa.
Coniglio:  “La Regina di Cuori
fece fare le torte in tutto un dì d’estate:
Tristo, il fante di cuori
Di nascosto le torte ha trafugate!”
Re: Giurati, comunicate il vostro verdetto!
Coniglio: Non ancora, non ancora! Vi sono molte cose da fare prima!
Regina:  Chiamate il primo testimone.
Coniglio:  Primo testimone, il Cappellaio.
Cappellaio: (esce dalla porta della sua casa, con una tazza di tè in mano ed una fetta di pane imburrato) Domando perdono alle Maestà vostre, se vengo con le mani impedite, ma non avevo ancora finito di prendere il tè, quando sono stato chiamato.
Re:  Qui si manca di rispetto alle nostre persone. Dammi quella tazza!
Cappellaio: E’ mia Maestà: il tè è zuccherato a dovere, infuso al punto giusto e me lo bevo alla vostra salute!
Re: Va bene, ma fate presto e cavatevi il cappello
Cappellaio:  Non è mio.
Regina:  Allora è rubato? I giurati annotino le dichiarazioni del teste.
Cappellaio: Non ne ho di miei, sono cappellaio. Li tengo per vendere.
Regina: (la regina inforca gli occhiali e con aria e tono truce dice) Va bene! Narraci quello che sai!
Cappellaio:  A dir la verità io non so niente.
Re: Come niente, e noi che ti abbiamo chiamato a fare.
Cappellaio: Non so!
Regina:  Vuoi forse prenderci in giro?
Cappellaio:  Sono qui fermo, come farei!
Re: Allora andate.
Regina:  …E tagliategli la testa. (Ma il Cappellaio è già andato via)
Re:  A proposito di testa, che entri un altro teste.
Coniglio: Il prossimo teste è la cuoca della Duchessa.
Cuoca:  Prego, ex cuoca della Duchessa.
Re:  Che cosa sai?
Cuoca:  Niente (il re guarda il Coniglio)
Coniglio:  Maestà, fatele delle domande.
Re:  Se debbo farle io, le farò. (Guarda profondamente la cuoca poi esclama) Di che cosa sono composte le torte?
Cuoca: Di pepe per la maggior parte.
Topo: Di melassa…(esclama il Topo che è dietro di lei)
Regina: Afferrate quel Topo! Tagliategli il capo! Fuori quel Topo! Pizzicatelo, tagliateli i baffi! (Nella confusione che ne segue, la Cuoca se ne va, il Topo scappa e ritorna l’ordine)
Coniglio: La testimone è sparita.
Re:  Non importa! Chiamate l’altro testimone (rivolto alla Regina) Mia cara, l’altro teste dovrai esaminarlo tu, a me duole il capo.
Alice:  (rivolta alla Duchessa) Come faranno a condannare quel Fante di Cuori, per ora non hanno nessuna prova.
Duchessa:  Stai zitta! Queste cose non si devono dire. (Intanto il Coniglio sta esaminando la lista dei testi)
Coniglio: Chiamo a deporre… Alice!
Alice:  Presente! (Nell’emozione e nella foga di presentarsi, rovescia nel passare le carte dei giurati) Oh, vi prego di scusarmi!
Re:   Il processo non può andare avanti se tutte le carte non saranno al proprio posto. (Anche Alice si da fare a raccogliere le carte che ha buttato in terra)  Che cosa sai di quest’affare?
Alice:  Niente
Re:  Proprio niente?
Alice:  Proprio niente!
Re: (rivolto ai giurati) E’ molto significante (Il Re guarda un libricino e dice volgendosi ai giurati) Ponderate il vostro verdetto.
Regina:  Che verdetto, prima la sentenza e poi il verdetto.
Alice:   Che stupidità! Avere la sentenza prima del verdetto.
Regina:  Taci tu!
Alice:  Macché tacere!
Regina:  Ti farò tagliare la testa.
Alice:  Tu non puoi fare nulla sei solo una carta, La regina di cuori!
Regina:  Guardie prendetela. Presto.
Tutte le carte si muovono e rincorrono Alice. Nel frattempo la luce si abbassa e si sente la voce del narratore, mentre si chiude il sipario.
Narratore:   Alice corse e corse, mentre le carte le volavano dietro, pronte ad afferrarla: le erano vicine, tanto che la bimba ne prese alcune. Quando le strinse tra le mani, si accorse di avere, invece delle temutissime guardie, alcune foglie.
Oh, ma allora aveva sognato! …
Il libro che stava leggendo era sul prato, il fiume scorreva tranquillo e Alice, in un’ora di sonno, aveva vissuto tutta la favola.