Abbiamo iniziato il lavoro sul cibo e sull'alimentazione iscrivendoci al sito

www.adottaunamucca.it

Ogni settimana la mucca Frisy ci darà una prova da superare, ma saranno prove divertenti!

Ecco cosa voleva da noi entro il 23 novembre:

DOVEVAMO DISEGNARE LA FATTORIA IN CUI VIVE FRISY, OGNUNO COME LA IMMAGINAVA

Ecco i nostri disegni

ALICE

ANDREA

ARIEL

ASIA

CHIARA

FEDERICO C

FEDERICO F

GIOELE

IRENE

JACOPO

LORENZO U.B.

MARTA

NICCOLO' P.

NICCOLO' T.

CLAUDIA

TOMMASO

VANESSA

VIOLANTE

 

Adotta una mucca è anche un lavoro a punti e, per averne, bisogna mandare dei messaggi nel forum. L'argomento della settimana è: CASA MIA.

Noi abbiamo mandato un messaggio di saluto, poi le nostre riflessioni sulle differenze tra i bambini che vivono in campagna e quelli che vivono in città, infine abbiamo inventato tutti insieme una storia, immaginando cosa potrebbe succedere a Frisy la mucca se si trovasse in città.

Ecco i nostri lavori:

Alcuni di noi vivono in campagna, altri in città. Abbiamo parlato delle differenze che ci sono e quelle che per noi sono più importanti sono queste:

-Chi vive in campagna può giocare sempre all'aperto e senza pericoli; chi vive in città può giocare all'aperto solo nei parchi o nei giardini condominiali.Per fortuna a Siena, nella nostra zona, ce ne sono molti.

-Chi vive in campagna entra in contatto e quindi conosce meglio la natura e può avere tanti animali;chi di noi vive in città, se è fortunato, ha solo un animale in casa.

24 novembre

Ecco la storia che abbiamo inventato su Frisy in città

Un giorno una mucca si ritrovò a Siena, nel bel mezzo della strada.

Si guardò intorno e vide molte automobili che lasciavano una scia puzzolente di fumo; lei non sapeva bene cosa fossero, ma le ricordavano molto i trattori che aveva visto in campagna.

Dopo si accorse che tutte le persone che passavano di lì la guardavano stupiti. Lei diventò rossa perchè si vergognava.

Quasi subito arrivò un vigile, molto gentile, che le disse:

"Stai tranquilla, ti aiuterò io", poi la accompagnò in un negozio di animali.

La signora del negozio però non aveva spazio sufficiente per ospitarla e non aveva del cibo adatto. Una scimmia che era lì le disse:

"La verdura fresca la puoi trovare al supermercato accanto alla stazione."

Così la mucca percorse la strada terrorizzata dalle auto ed arrivò al centro commerciale vicino alla stazione; salì sulla scala mobile, arrivò nel reparto verdure e si mise finalmente a mangiare.

Ad un tratto si ritrovò circondata da tanti bambini che erano andati lì con le loro maestre per fare un laboratorio su come si ricicla la carta. Subito i bambini la riconobbero perchè l'avevano vista a scuola nel computer: era lei, era proprio Frisy!!!

Dopo averla coccolata un po' la accompagnarono fuori, salirono tutti sullo scuolabus e chiesero all'autista di portarli in campagna, alla fattoria di Antonio.

Frisy ritrovò così i suoi amici animali e la pace della sua campagna; diventò anche molto amica di tutti gli alunni della II° B che l'avevano riportata alla sua vita.

Per salutarli gli diede una leccata ciascuno, un buon bicchiere del suo latte e fece un bel salto di gioia.

Ecco cosa voleva da noi entro il 30 novembre:

INVENTATE UNO SLOGAN PUBBLICITARIO CHE SPINGA A BERE PIU' LATTE

BEVI LATTE A VOLONTA'

TANTO BENE TI FARA' !

 

Latte

Amici!

Tanta

Tanta

Energia!

 

2 dicembre

Frisy ci ha chiesto cosa pensavamo noi della pubblicità, così ne abbiamo parlato un po'...

Oggi in classe abbiamo discusso molto di pubblicità ed abbiamo tratto alcune conclusioni.
La maggior parte di noi non ama la pubblicità perchè interrompe i films, i cartoni animati e lo sport proprio sul più bello. Molti di noi hanno verificato che i giocattoli che nella pubblicità fanno cose fantastiche, ma dal vero non sono nello stesso modo.

Ad alcuni di noi invece la pubblicità piace perchè è allegra e guardandola possiamo venire a conoscenza di cose nuove in commercio che potrebbero interessarci.

Nella pubblicità ci sono spesso persone famose, secondo noi perchè la gente non crede che loro dicano le bugie, invece non è vero, sono come tutti e poi li pagano per dire che quel prodotto è meglio di un altro.

Abbiamo poi notato che molti spot ci spingono a comprare cose inutili o almeno non indispensabili, facendoci spendere molti soldi per oggetti che servono poco o niente.

6 dicembre

Dopo lo slogan pubblicitario, Frisy ci ha chiesto un poster pubblicitario.

Ecco la nostra opera

 

13 dicembre

Ecco la favola di Natale che abbiamo inventato in gruppo e che abbiamo spedito a Frisy.

C'era una volta una mucca di nome Frisy che viveva in una bella e grande fattoria.

Si avvicinava il Natale e Antonio, il contadino, aveva preparato al centro dell'aia un grande albero di Natale, tutto decorato con palline, lucine e fili argentati, e aveva detto agli animali che Babbo Natale avrebbe lascato lì sotto tanti doni per tutti gli animali. Aveva anche raccontato loro che Babbo Natale era un signore vecchio, grassoccio, barbuto e molto buono e gentile, soprattutto con i bambini.

Dopo aver sentito questo racconto, a Frisy venne voglia di andare al Polo Nord per conoscerlo. Così una notte uscì di nascosto dalla fattoria e prese un aereo per arrivare lassù.

Arrivò proprio il 24 dicembre e si diresse subito a casa di Babbo Natale. Bussò al portone. Subito un folletto aprì la porta e con un sorriso gli disse di entrare perchè Babbo Natale la stava aspettando. Frisy seguì il folletto molto sorpresa ed arrivò davanti al buon vecchietto che stava seduto in poltrona davanti al camino, mentre un folletto gli leggeva le ultime lettere dei bambini.

Appena vide Frisy esclamò: <<Benvenuta nella mia casa! Ti aspettavo perchè Rudolph, la renna che guida la mia slitta con il suo naso luminoso, ha preso un brutto raffreddore ed io avevo pensato di farti guidare la slitta al suo posto come regalo di Natale. Questo perchè io so che tu sei amica dei bambini: parli con loro con il computer, gli insegni molte cose e produci per loro tanto buon latte>>.

Frisy disse che era molto contenta, ma che il suo naso non brillava, quindi non poteva illuminare la strada nel buio.

I folletti però si misero subito al lavoro ed addobbarono Frisy con tante lucine colorate: sembrava proprio un albero di Natale!

Così partirono con la slitta guidata da Frisy e portarono i doni a tutti i bambini del mondo.

Volarono infine anche sulla fattoria di Antonio; qui lasciarono sotto il grande albero tanti doni. Poi Babbo Natale disse a Frisy: <<Puoi rimanere qui, a casa tua. Il giro è finito e tu sei stata bravissima. Le altre renne mi riaccompagneranno a casa>>.

Così si salutarono e la mucca tornò nella stalla.

La mattina di Natale tutti gli animali si svegliarono e scartarono i loro regali.

Anche Frisy ne ebbe uno: una bellissima foto di lei alla guida della slitta e tutta luminosa.

Fu davvero un Natale speciale!

20 dicembre

Abbiamo trovato per Frisy la ricetta di un dolce tipico di Siena. Provate anche voi.

PANFORTE (Ricetta tradizionale)

Difficoltà: facile

Tempi: preparazione - 15 minuti

.......... cottura - 30 minuti

Cioccolato fondente - 150 g

Zucchero a velo -150 g

Mandorle dolci spellate - 400 g

Mandorle amare spellate - 40 g

Una manciata abbondante di pinoli

Miele - 300 g

Canditi misti - 350 g

Buccia di arancia candita - 1/2 cucchiaio

Farina bianca - 200 g

Un pizzico di pepe

Cannella in polvere - 2 cucchiaini

Noce moscata in polvere

Zucchero a velo

Pestare le mandorle amare e metà di quelle dolci; l'altra metà deve essere unita ai pinoli e lasciata intera

Accendere il forno e regolarlo su 180°C.

Scaldare il miele finché non diventa trasparente; allontanare il pentolino dal fuoco e aggiungere tutti gli altri ingredienti mescolando con un cucchiaio di legno fino a far diventare il tutto un miscuglio omogeneo. La farina deve essere aggiunta molto lentamente affinché si amalgami bene.

A questo punto versare l'impasto in una teglia bassa e larga, precedentemente infarinata.

Infornare e cuocere per circa 30 minuti fino a quando il dolce non diventa solido e dorato.

Lasciar raffreddare e cospargere con zucchero a velo prima di servire.

 

31 gennaio

Frisy ci ha chiesto una filastrocca che parlasse di animali e noi le abbiamo inviato quella che abbiamo scritto lo scorso anno. Rileggiamola insieme

GIOCO A PALLA CON... GLI ANIMALI

Se passo la palla al mio gattino

lui me la ritira con il nasino;

se passo la palla ad un leone

lui la divora in un boccone;

se la palla passo ad un tasso

lui non la prende perche' e' troppo basso;

se passo la palla ad un elefante

la colpisce di testa con il suo turbante;

se passo la palla ad un uccellino

lui mi ringrazia tirando un bacino;

se la palla passo ad un cane

lui la mordicchia perche' ha fame;

se passo la palla ad un coniglietto

lui la nasconde sotto il suo letto;

se tiro la palla ad un topolino

posso achiacciarlo, poverino!

se la palla passo ad un pesce

per prenderla lui dall'acqua esce;

se passo la palla ad una farfalla

lei felice intorno mi balla;

se passo la palla ad una balena

lei gioca con me e si sente serena;

se passo la palla ad una gallina

lei me la ritira con la zampina.

Giocare a palla con gli amici animali

e' un divertimento che non ha uguali!!!

 

6 febbraio

Il compito che ci ha assegnato Frisy era quello di ascoltare la fiaba LA ZUPPA DI CHIODO e poi illustrarla. Ecco la fiaba.

La zuppa di chiodo

(tratta dal volume ”Le più belle favole della Buonanotte” - edizioni Vallardi)


In una notte buia e tempestosa un mendicante bussò alla porta di una casa e chiese rifugio. Una vecchia donna rispose che se voleva poteva entrare, ma non doveva aspettarsi del cibo perché non ne aveva in casa. “E non aspettatevi di poter avere un letto per dormire” aggiunse, “perché ne ho solo uno ed è quello in cui dormo io. Voi dovrete dormire su una sedia”.
Il mendicante aveva fame, ma visto che non avrebbe avuto cibo, si sedette vicino al fuoco. Poi prese un vecchio chiodo dalla sua tasca e se lo passò di mano in mano.
“Vedete questo chiodo?” disse alla fine. “Non ci crederete, ma l’altra sera ho fatto la migliore zuppa che io abbia mai mangiato, cuocendo questo chiodo; e non solo, ma ne farò un’altra questa sera. Posso farvi un po’ di zuppa di chiodo?” “Zuppa di chiodo!” storse il naso la vecchia. “Non ho mai sentito niente del genere”. Ma il mendicante vide che era curiosa. “Tutto quello che ho fatto” - le disse - “è stato di bollirlo in un vecchio pentolone, ed era deliziosa.”
“Bene, visto che non ho niente di meglio da fare, e non ho niente da mangiare in casa, probabilmente potreste mostrarmi come fate” disse la vecchia dopo pochi minuti.
“Avete per caso una grande pentola e dell’acqua?” chiese il mendicante.
“Certo” disse la vecchia donna, tenendo una grande pentola e mostrandogli dov’era l’acqua. Ella guardò il mendicante riempire attentamente il pentolone fino a metà di acqua, metterlo sulla stufa, e farvi cadere dentro il chiodo. Poi si sedette e aspettò.
Di tanto in tanto la vecchia si sporgeva sulla pentola per vedere come andava la zuppa. Una volta, alzando il coperchio, il mendicante disse: “Ieri sera a questo punto c’era bisogno di un po’ di sale e di pepe. Immagino che non ne abbiate un po’ in casa! ”
“Dovrei averne un po’” disse la vecchia sgarbatamente, e da una mensola prese del sale e del pepe che buttò nell’acqua con il chiodo. La volta seguente che alzò il coperchio, il mendicante disse: “Che peccato che non abbiate mezza cipolla perché quella renderebbe la zuppa persino migliore di quello che era ieri sera. ”
“Dovrei proprio avere una cipolla” disse la vecchia donna, piuttosto eccitata a questo punto al pensiero della zuppa di chiodo. E andò nella dispensa per prendere la cipolla. Come aprì la porta, il mendicante colse un luccichio di vassoi ricolmi di cibo, ma non disse nulla fino a che la cipolla non fu nella pentola.
Poi, mescolando di nuovo la zuppa, disse di nuovo tra sé e sé: “Che peccato che questa buona cipolla non abbia né carote né patate a farle compagnia”. Proprio come sperava la vecchia donna velocemente portò alcune carote e patate dalla dispensa, le pelò, le tagliò e le mise nella pentola.
A quel punto la zuppa cominciava ad avere un buon odore, e non passò molto prima che il mendicante dicesse che se quella sera avesse potuto aggiungere un po’ di carne alla sua zuppa di chiodo, sarebbe andata bene persino per re e regine. In un attimo, la vecchia donna aveva preso della carne e l’aveva messa nella pentola.
Mentre la zuppa bolliva, il mendicante si guardò in giro sul tavolo. “È strano” disse. “Ma la mia zuppa di chiodo è sempre più buona quando la mangio a una tavola apparecchiata con bei piatti, e quando ci sono anche una candela o due sul tavolo. ”
La vecchia, per non sembrare da meno, mise la sua più bella tovaglia e prese le più belle stoviglie dalla madia. Presto il tavolo sembrò pronto per una festa.
“Che peccato” disse il mendicante “che non abbiamo pane da mangiare con questa zuppa di chiodo, ma ricordo che mi avete detto che non c’è cibo in casa.”
“Do solo un’occhiata nel cassetto del pane” disse la vecchia donna, e tirò fuori un pane che sembrava fosse stato cotto proprio quella mattina.
La zuppa ora aveva un profumo delizioso e il mendicante non vedeva l’ora di mangiarla, ma aspettò ancora qualche minuto prima di dire: “Peccato che non ci sia del vino da bere con la nostra zuppa di chiodo, perché mi sarebbe piaciuto che voi l’apprezzaste con un bicchiere di vino.”
“Solo un attimo” disse la vecchia donna, e prese una bella bottiglia di vino dal retro di un armadio e lo mise sul tavolo con due bicchieri.
“Ora la zuppa è pronta. Spero che vi piaccia.” disse il mendicante con entusiasmo e pescò il chiodo dalla zuppa con un cucchiaio e se lo mise in tasca prima di portare la zuppa in tavola.
Entrambi ebbero un pranzo fantastico. Dopo la zuppa, che la donna giudicò la migliore che avesse mai assaggiato, trovò del formaggio e altre buone cose nella dispensa. Si raccontarono molte storie, risero molto, e passarono una serata molto piacevole.
Man mano che le candele si consumavano, la vecchia donna disse al mendicante di andare a dormire nel suo letto, dicendo che lei sarebbe stata abbastanza comoda in una sedia vicino al fuoco, e così il vecchio andò a letto e dormì saporitamente.
Come partì, il mattino dopo, il mendicante ringraziò la vecchia donna per la sua gentilezza, ma ella disse: “No, no, sono io che devo ringraziarvi, per avermi mostrato come fare una zuppa da un vecchio chiodo.
“È quello che avete aggiunto voi che fa la differenza! ” disse il mendicante, sorridendo mentre camminava lungo la strada, e si tastò la tasca per essere sicuro che il chiodo fosse lì per la sera dopo.

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